ALIGI SASSU, PITTORE ITALIANO DEL NOVECENTO (1912 - 2000)
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| 1912 Aligi Sassu nasce a Milano il 17 luglio 1912, da padre sardo e madre emiliana. Il padre Antonio, spirito indipendente e dotato di notevole curiosità intellettuale, scappa di casa a soli sedici anni: gira la Sardegna e si stabilisce a Sassari, dove nel 1894 è tra i fondatori del Partito Socialista della città. Nel 1896 si trasferisce a Milano: per vivere, tra l'altro, circola per la provincia con uno dei primi cinema ambulanti. Dopo i moti popolari del 1898, fugge in Svizzera, a Lugano, dove rimane fino al 1900, quando torna a Milano e avvia una piccola casa editrice. Militante del Partito Socialista, stampa opuscoli di propaganda politica. Nel 1911 sposa Lina Pedretti; per difficoltà economiche, nei primi anni '20 si trasferisce con la famiglia in Sardegna, a Thiesi, dove apre un negozio di tessuti. Dopo circa tre anni la famiglia Sassu torna nuovamente a Milano. In compagnia del padre il giovane Aligi comincia a visitare esposizioni di pittura, tra cui una mostra futurista al Cova. Appena dodicenne acquista nella bancarella di un libraio ambulante Pittura scultura futuriste (dinamismo plastico) di Umberto Boccioni; frequenta assiduamente le biblioteche milanesi, entusiasmandosi nella lettura di riviste e testi futuristi (La Ronda e Mafarka). Conosce il futuro designer Bruno Munari e insieme decidono di presentarsi a Filippo Tommaso Marinetti, che li accoglie con benevolenza. 1925 Aligi Sassu entra come apprendista a "La Presse", un'officina litografica in viale Piave: qui apprende la tecnica della litografia e conosce il pittore Natoli, collaboratore della Domenica del Corriere e autore di locandine cinematografiche. Contemporaneamente frequenta i corsi serali di Brera. 1927 Si reca a casa di Fedele Azari, figura eminente del movimento futurista milanese, dove ha modo di vedere numerosi dipinti, disegni e sculture di Boccioni. In occasione della Mostra futurista ordinata presso la Galleria Pesaro di Milano, Marinetti espone alcune opere di Sassu, che con Munari avrebbe firmato, l'anno successivo, il Manifesto della pittura "dinamismo e riforma muscolare". 1928 Nel corso di una riunione al Teatro lirico, Marinetti sostiene i futuristi locali, tra i quali il sedicenne Aligi Sassu, indicandolo come una promessa dell'arte italiana. Lo stesso anno, sempre Marinetti invita il giovane pittore alla Biennale di Venezia, dove espone due opere: Nudo plastico e L'uomo che si abbevera alla sorgente. 1929 Frequenta l'Accademia di Brera, dove conosce tra gli altri Lucio Fontana, Nino Strada, Candido Grassi, Luigi Grosso, Fabrizio Clerici. Ma presto deve abbandonare gli studi per motivi economici. Comincia allora a frequentare l'Accademia libera, istituita da Barbaroux (direttore della Galleria Milano). Oltre a Sassu, vi affluiscono anche Renato Birolli, Giacomo Manzù, Adriano Spilimbergo, Fiorenzo Tomea. Tale accademia durò, però, solo pochi mesi, anche a causa di ristrettezze economiche: Sassu vendeva qualche opera ad architetti presentatigli da Eduardo Persico. Nella primavera del 1929 Sassu organizza una mostra collettiva nei locali di un dopolavoro in via Piero della Francesca; nello stesso periodo espone, sempre in una collettiva, nel ridotto del Teatro Arcimboldi, diretto dall'ex-attore e futuro gallerista Ettore Gianferrari. In questi anni, in antitesi alla poetica di Novecento, avvia le serie degli Uomini rossi e dei Ciclisti. Aligi Sassu 1930 Alla Galleria Milano, in una collettiva con Grassi, Manzù, Giuseppe Occhetti, Gino Pancheri e Strada espone dipinti di paesaggio e di figura. La mostra, presentata da Raffaello Giolli, riscuote un buon successo ed è recensita tra gli altri da Carlo Carrà sull'Ambrosiano. 1932 Nel mese di febbraio espone alla Galleria del Milione, con Birolli, Gianni Cortese, Grosso, Manzù e Tomea. L'esposizione suscita molto interesse, tanto che Sandro Bini, allora giovane critico in servizio militare a Firenze, dedica a Sassu una pubblicazione (Aligi Sassu, fisime e nostalgie della critica) che costituisce il primo studio sul lavoro del pittore. Per incontrare Bini, Sassu parte per Firenze in bicicletta, dove visita il convento di San Marco e gli Uffizi, rimanendo impressionato soprattutto dalla Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, un'opera che avrà notevoli influenze sulla sua pittura. |
| 1934 Nell'autunno parte per Parigi. Durante il soggiorno, di circa tre mesi, frequenta la biblioteca Sainte Geneviève, dove legge i Diari di Delacroix, e naturalmente i grandi musei: studia l'opera di Géricault, di Renoir e quella degli impressionisti; alla Galleria Paul Guillaume visita una mostra di Matisse, rimanendo colpito dal modo di usare il colore, che gli rammenta gli affreschi di Delacroix in Saint Sulpice, dove si recava "come in pellegrinaggio" ogni settimana, mentre le ricerche surrealista e astrattista all'avanguardia in quel periodo sembrano non interessarlo. Amico del pugile Cleto Locatelli campione europeo dei pesi leggeri , spesso frequenta le palestre di boxe, sport cui dedica numerosi quadri e disegni. Conosce tra gli altri Alberto Magnelli, Gualtieri di San Lazzaro, Filippo De Pisis, Massimo Campigli, Leonor Fini, Fernand Léger, Gino Severini e il critico Lionello Venturi. Lo scrittore Antonio Aniante, autore in Francia di una biografia di Mussolini, organizza per Sassu, Tomea e Francis Gruber una mostra alla Galerie des quatre chemins ma nessun quadro è venduto. In questo periodo comincia a dipingere i primi Caffè, tema suggeritogli anche dalla catena di caffè Chez Dupont da poco inaugurata a Parigi. 1935 Inizia l'attività clandestina antifascista: il suo gruppo, di cui facevano parte anche Raffaele De Grada, Grosso e Renato Guttuso, è in collegamento con altri formatisi in Italia (Roma, Sicilia) e all'estero (Lugano, Parigi). Si incontrano nei caffè o in casa di De Grada e di Gabriele Mucchi; ricevono giornali clandestini e materiali di propaganda. Durante la guerra civile spagnola Sassu e compagni svolgono un'intensa attività, diffondendo manifestini e organizzando dimostrazioni in Valtellina, nel Novarese, in fabbriche e locali pubblici di Milano e di Sesto San Giovanni. 1937 In occasione del successo delle brigate internazionali contro le truppe volontarie fasciste, nella battaglia di Guadalajara, Sassu e De Grada preparano un testo inneggiante all'insurrezione. La mattina del 6 aprile la polizia dell'OVRA compie una perquisizione nello studio del pittore, trovandovi il manoscritto per il manifesto e la carta per stamparlo. Sassu è accusato di complotto e rischia 24 anni di reclusione. Nei giorni seguenti vengono arrestati anche Nino Franchina, Grosso, Beniamino Joppolo, Giuseppe Migneco e Birolli; altri arresti sono compiuti a Genova e in diverse città italiane. Dopo l'interrogatorio Sassu viene deferito al Tribunale Speciale di Roma. Come testimoniano le lettere, la detenzione mette a dura prova la sua resistenza fisica e psicologica, soprattutto per l'impossibilità di dipingere, argomento su cui spesso riflette. Il 13 aprile scrive: "Cosa sarà di me? Questo interrogatorio mi ossessiona come l'attesa, ma il tempo porrà la sua ombra anche su ciò. Dopo un periodo di tempo così spiritualmente brutto e vuoto per me, come è stato questo inverno, anche questa prova è dura. Quando stavo superando un periodo di insoddisfazione morale, di tormenti spirituali e di inattività artistica, e cominciavo a dipingere e a riordinare le esperienze delle opere viste l'anno passato, e di ciò che la natura mi aveva insegnato, è duro trovarsi d'un tratto troncata ogni attività dello spirito per una lotta bestiale con la materia". Verso la fine di giugno è trasferito al carcere di Regina Coeli, a Roma: il Tribunale Speciale conduce sommariamente l'istruttoria, procedendo nell'interrogatorio di Sassu e degli altri imputati. Giornali e stazioni radio di Parigi e Londra chiedono di poter inviare loro corrispondenti ad assistere al processo; Mussolini acconsente e, tra il 12 e il 13 ottobre, viene celebrato il solo processo politico di quel periodo che abbia pubblicità in Italia e all'estero. Per Sassu, difeso dall'avvocato Maurizio Ferrara, l'accusa è di sovvertimento dell'ordine dello Stato; il processo si conclude con la condanna del socialista Sassu e di altri imputati comunisti (accusati di preparare la dittatura della classe operaia) a dieci anni di reclusione. 1938 Trasferito nel carcere di Fossano, in Piemonte, passa i primi quindici giorni in cella d'isolamento, due piani sotto il livello stradale. Nei mesi successivi vive in camerata, tra altri detenuti politici. Con sua grande soddisfazione gli sono concessi quaderni per scrivere e album per disegnare. Gli appunti, oltre a rilevare interessi filosofici (l'Estetica di Croce è tra i suoi libri preferiti), testimoniano stati di angoscia. Vi si legge tra l'altro: "Disperazione senza passione e desiderio del nulla e morte Non ho nessuna volontà Morte è meglio di vivere". Nei quattrocento e più disegni eseguiti negli otto mesi passati a Fossano si trovano soggetti a lui cari, come ciclisti, scene storiche e allegoriche e qualche autoritratto. Benché condannato a dieci anni di reclusione, il 27 luglio del 1938 il re gli concede la grazia, continuamente sollecitata dal padre Antonio. Uscito dal carcere, pur se "sorvegliato speciale" e col divieto di esporre in pubblico, continua a dipingere opere di opposizione, in cui la metafora politica emerge chiaramente: Spagna 1937 e La morte di Cesare (quest'ultima tela, presentata alla Triennale di Milano del 1941, per ragioni di "sicurezza" fu esposta in una sala secondaria dedicata alla Sardegna) e diverse Crocefissioni. Contemporaneamente riallaccia i rapporti con il gruppo di artisti e intellettuali (De Grada, Ernesto Treccani, Migneco, Carlo Bo, Salvatore Quasimodo, Giancarlo Vigorelli, Luciano Anceschi, Emilio Sereni, Mario De Micheli, Giuseppe Marchiori) che daranno vita al movimento di Corrente. |
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| 1941 In marzo espone alla Bottega degli Artisti una piccola galleria aperta da Treccani in via della Spiga 9 presentando 41 opere realizzate tra il 1928 e il 1934, tra cui Giocatori di dadi, Ciclisti, Dioscuri, Argonauti. Introducendo la mostra Anceschi parla dei dipinti di Sassu come di "liriche un canto estremamente intenso, alto, assoluto". L'esposizione è visitata, tra gli altri, da Curzio Malaparte, che acquista una tempera. Per sei mesi, tra Milano e Cogoleto dove risiede con la moglie e la figlia lavora intensamente a Battaglia di tre cavalieri, una grande tela (2 x 3 metri) da presentare al Premio Bergamo: ma per ragioni politiche il quadro è respinto dal segretario del Premio con la scusa che non passava dalla porta; sono comunque ammesse altre due sue opere, un Caffè e una Deposizione. 1943 Aligi Sassu conosce l'industriale Primo Minervino, il quale lo invita sul lago d'Iseo, a Zorzino, per realizzare un affresco nella sua villa. Insieme a Minervino e ad altri, svolge attività antifascista e antinazista: è incaricato, tra l'altro, dei collegamenti tra la V Armata e la 53° Brigata Garibaldi sul lago d'Iseo. Nei giorni della Liberazione si trova a Lovere, presso il Comando della 53° Brigata Garibaldi: la sorella lo informa che una lettera anonima lo accusa di aver rivelato nomi di antifascisti, durante gli interrogatori subiti a San Vittore nel 1937. Si reca a Milano armato presentandosi al comando delle Brigate Matteotti, dove consegna le armi e gli viene riconosciuta la concreta attività antifascista. 1945 Il 30 settembre la Galleria Ciliberti pubblica una sua monografia; il 4 ottobre si inaugura una sua mostra personale alla Galleria Santa Radegonda, allora una delle più importanti di Milano. Risalgono a questo periodo numerose Maison Tellier, soggetto tratto da un racconto di Maupassant. 1946 Alla fine della guerra apre in Valganna una piccola officina di ceramica che chiude prestissimo. Tullio d'Albisola lo ospita per alcuni mesi nella sua casa, dove Sassu trasferisce il suo mondo pittorico nella ceramica: cavalli, cavalieri, ma anche scene di caffè ispirate alla serie di Maison Tellier. Attento ai problemi tecnici, studia gli smalti e sperimenta nuove emulsioni per esaltare le diverse velature. Fin da queste iniziali prove, certi suoi lavori preludono, sia per materia sia per struttura, all'informale. 1948 La prima produzione di ceramiche è esposta alla Galleria dell'Illustrazione Italiana, in via della Spiga a Milano, e recensita da Leonardo Borgese, che sul Corriere della Sera scrive: "Aligi Sassu ceramista, sorpresa fino a un certo punto. Portato al colore acceso e intenso, portato all'arabesco, portato alla macchia, portato agli accostamenti decorativi, era logico che questo pittore a un certo momento trovasse sfogo nell'arte del fuoco e dello smalto. Sfogo è la parola che ci vuole. Sassu come artista è un indemoniato, è un sensuale, è un torbido: la pittura comune in sostanza non gli bastava. Ha bisogno di stringere la materia, di palparla, di scavarla e di gonfiarla. Ha bisogno che il caso lo aiuti e collabori, magnifico artista, all'arte". Comincia a dedicarsi anche alla scultura. Espone per la terza volta alla Biennale di Venezia, dove presenta Cristo davanti al Sinedrio. 1950 Sassu realizza il grande affresco sul tema del lavoro, nella foresteria delle miniere di Monteponi (Iglesias). 1951 Ordina un'ampia rassegna di oli, tempere e ceramiche nel Museo Caccia, a Lugano. 1952 In primavera Aligi Sassu espone alla Galleria La Colonna, a Milano, diretta da Renata Usiglio. 1953 In autunno espone, sempre alla Galleria La Colonna, una serie di paesaggi e immagini del porto di Savona. 1954 In estate partecipa per la quarta volta alla Biennale di Venezia, dove presenta tra l'altro I martiri di Piazzale Loreto, opera acquistata in quell'occasione da Giulio Carlo Argan per la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Continua a lavorare la ceramica. Giungono ad Albisola i giovani "nucleari", Enrico Baj e Sergio Dangelo. Insieme a Fontana, Sassu è il protagonista della vita artistica di Albisola: qui decora, in una trattoria, una grande parete con le Cronache d'Albisola, ciclo in cui sono raffigurati il paesaggio, la vita e i personaggi di Albisola. Inoltre realizza un mosaico della passeggiata a mare e, nella vicina Savona, un pannello di ceramica sulla facciata della scuola Mameli. Albisola gli concede la cittadinanza onoraria (con Agenore Fabbri, Fontana e Asger Jorn) e la "Rosa d'oro". 1956 Compie un viaggio in Cina a capo di una delegazione di artisti italiani, di cui fanno parte Antonietta Raphael Mafai, Fabbri, Giulio Turcato, Tono Zancanaro e Ampelio Tettamanti: visita Pechino e Shanghai (dove tra l'altro espone), Hangchow, Seyang, Canton e altri piccoli centri. Durante il viaggio prende appunti e schizzi dai quali trae in seguito incisioni; inoltre, ispirandosi al paesaggio cinese, svolge una serie di opere (tra cui il grande quadro La nuova Cina) che presenta alla Galleria La Colonna. L'anno successivo espone alla Galleria San Fedele di Milano una Via Crucis e partecipa alla Mostra internazionale della ceramica a Nizza. In Sardegna, dopo trent'anni di lontananza, realizza nella chiesa del Carmine di Cagliari un vasto ciclo a mosaico raffigurante la storia dell'Ordine carmelitano. 1958 Esegue un affresco sul tema della pace nella Casa del Popolo di Valenza, in provincia di Alessandria. |
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| 1961 Compie anche le prime esperienze di scenografo, prima per il teatro di prosa (Il muro del silenzio, 1961), poi per il teatro d'opera (La giara, 1962), attività che svolge regolarmente accanto a quella pittorica. Affresca ad Arcumeggia una stazione della Via Crucis e una Crocefissione (1961). 1962 Esegue a Thiesi l'affresco di tema storico I moti angioini; nell'ambiente oggi denominato Sala Aligi Sassu la stessa parete ospita una grande figura in pietra a mosaico, tecnica che ricorrerà in altre opere quali il Monumento al Corpo di Liberazione dell'Esercito Italiano, a Sant'Angelo in Vado (Pesaro), realizzato nel 1970 in collaborazione con il fratello architetto Francesco Sassu. Compie un breve viaggio nel Nordamerica. Al ritorno svolge una serie di opere sul mondo degli oppressi ispirate agli spiritual: spesso fa da modella la colombiana Maria Helena Olivares y Medina, soprano assai apprezzato. 1963 Acquista villa Helenita a Las Quigaloas, nell'isola di Maiorca. Il contatto con la natura e la cultura delle Baleari, oltre ad accendere ulteriormente la sua tavolozza, allarga i suoi orizzonti tematici: nasce così la serie delle Tauromachie, esposte tra il 1965 e il 1966 in molte città italiane (Milano, Verona, Udine, Venezia, Firenze, Roma, Genova, Sassari, Palermo). A proposito delle opere maiorchine Dino Buzzati, con elegante e garbata ironia, scrive: "Per Aligi Sassu la nuova giovinezza si chiama Palma di Maiorca: un sole terribile e speciale, colori terribili e speciali (non troppo dissimili dalla sua patria Sardegna), chiese fiammeggianti nel delirio meridiano, corride, tori, toreri, tori, tori, toreri, vino, sangue, febbre, morte. Come se avesse subito una trasfusione di sangue violento e rigoglioso. Chiuso, per restauri, l'allevamento di cavalli. Messo su un allevamento di tori. I quali sono cateratte nere, purpuree e fumiganti di muscoli, carne e furore. E ardono nei suoi quadri con la disperazione, l'ira e il terrore dell'ora fatale. Bene. Se fossi El Cordobés o El Viti, avrei una sola paura: che il toro da combattere questo pomeriggio porti la firma di Aligi Sassu". 1964 Realizza il mosaico nell'abside del duomo di Lodi. 1965 Espone disegni e sculture alla Galleria Civica di Monza. 1966 Su invito del governo rumeno è organizzata un'antologica di 100 dipinti a Bucarest. 1967 Si trasferisce a Monticello, in Brianza. Espone le Tauromachie alla Galleria Trentadue, a Milano; lo stesso anno è allestita un'antologica alla Galleria d'Arte Moderna di Cagliari. 1968 Presenta, alla Galleria Trentadue, solo tre opere, in stili diversi. Realizza una serie di grandi dipinti fra cui un Che Guevara donato al Museo dell'Avana. 1969 Con una scena di battaglia ottiene il primo premio alla Biennale del "muro dipinto". 1970 La Galleria Trentadue ripropone il ciclo degli Uomini rossi (1929-33), in una mostra che successivamente è trasferita in altre città. 1971 Con Fontana espone alla Galleria Trentadue opere in ceramica realizzate ad Albisola; partecipa alla mostra itinerante del bronzetto italiano promossa dalla Quadriennale di Roma. 1972 Esegue i bozzetti per le scene e i costumi della Cavalleria rusticana messa in scena all'Arena di Verona. Sposa Helenita Olivares. 1973 In occasione della riapertura del Teatro Regio di Torino cura le scene e i costumi dei Vespri Siciliani, la cui regia è affidata a Maria Callas e Giuseppe Di Stefano. La Galleria d'Arte Moderna del Vaticano, appena inaugurata, gli dedica una sala, dove sono esposte, tra l'altro, la grande Deposizione del 1943 e l'affresco Il mito del Mediterraneo. Segue un periodo di intensa attività nel campo della grafica: la Galleria Portici di Torino espone per la prima volta i disegni eseguiti nel 1938 nel carcere di Fossano. 1975 Con l'esploratore Walter Bonatti, partecipa, in ottobre, a una spedizione nella foresta amazzonica del Venezuela, con l'intento di raggiungere il Salto Angel, la cascata più alta del mondo. Il viaggio si traduce anche in disegni, acquarelli e dipinti, alcuni eseguiti sul posto, in cui i paesaggi, i luoghi e le sensazioni sono declinati con colori limpidi e intensi. Riceve il Premio Europa e dipinge lo stendardo per il Palio di Siena. 1976 Realizza due grandi mosaici per la chiesa di Sant'Andrea a Pescara, dove in precedenza aveva dipinto la cappella del Concilio Vaticano II. Pubblica la cartella di sei grandi acquatinte La via dell'aurora con poesie di Rafael Alberti. L'editore Prandi di Reggio Emilia gli commissiona un ritratto di Mario Sironi all'acquaforte per il volume L'opera incisa di Sironi. 1977 Al Centro Rizzoli di Milano è ordinata una mostra di opere del periodo futurista (1927-29); per l'occasione Vanni Scheiwiller pubblica il volume Sassu futurista a cura di Luciano De Maria. Espone, tra l'altro, a Rotterdam in una mostra sul tema della bicicletta; lavora a un ritratto di Antonio Gramsci. Ritorna in Sardegna e dipinge un piccolo murale a San Sperate; riceve la cittadinanza onoraria di Nuoro. Espone a Toronto alla Madison Gallery, dove tiene anche una serie di conferenze sull'arte italiana. 1978 In compagnia di un giornalista e di un fotografo compie un viaggio a Cuba traendone ispirazione per una serie di pastelli e dipinti. 1979 Espone alla Madison Gallery di Toronto 15 incisioni dal titolo There Were no Signs ispirate ad altrettante poesie del poeta canadese Irving Layton. Illustra i volumi A les illes dello scrittore spagnolo Baltasar Porcel e le Torxes de pau del poeta maiorchino Miguel Bota Toxto. L'editore italiano Vangelista e quello spagnolo Guadalimar pubblicano la monografia Aligi Sassu nell'isola ritrovata, a cura di Porcel. In occasione della pubblicazione del volume, la Galleria Trentadue presenta la serie più recente di paesaggi spagnoli. Nello stesso periodo viene ordinata una grande antologica alla Loggia (antico Palazzo della Borsa) di Palma di Maiorca. |
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| 1980 Realizza le scene e i costumi per la Carmen l'Arena di Verona; la Galleria Trentadue presenta una vasta rassegna sul tema dei ciclisti, accompagnata dalla pubblicazione di un volume di Gianni Brera, I ciclisti di Aligi Sassu. 1981 Lascia Monticello Brianza e si trasferisce di nuovo a Milano stabilendosi nel quartiere di Brera. L'Accademia d'Arte "Dino Scalabrino" di Montecatini Terme gli conferisce il Premio "Vita d'artista". 1982 Riceve il riconoscimento "Gli uomini che hanno fatto grande Milano". In maggio alla Casa di Manzoni, a Milano, viene presentato il volume I promessi sposi illustrato da 58 acquarelli eseguiti nel 1943. Dona alla città di Sassari l'affresco Il mito di Prometeo, che viene collocato nel Palazzo della Provincia, dove s'inaugura anche una sua mostra antologica, successivamente trasferita alla Pinacoteca Civica di Jesi. La casa editrice Priuli & Verlucca di Ivrea pubblica la seconda edizione aggiornata del volume Il rosso è il suo barocco. Espone alla Galleria Trentadue una serie di nuove opere dal titolo Mitologia e la cartella con sette opere grafiche ispirate all'Apocalisse. 1984 Al Palazzo dei Diamanti di Ferrara è ordinata una sua mostra antologica comprendente 111 opere, poi trasferita a Castel Sant'Angelo a Roma. A Siviglia espone 135 opere in occasione della Settimana della Cultura italiana organizzata dall'Università Internazionale Menendez Pelayo; al Palazzo Reale di Milano è allestita una grande antologica con 270 lavori tra pittura, ceramica, scultura e opere murali. Nell'occasione l'artista dona alla città di Milano una grande scultura. Espone ancora in Germania nelle gallerie Stadthaus e Scheffel di Bad Homburg, dove presenta sculture, alcuni dipinti e opere grafiche. Nello stesso anno viene pubblicato il Catalogo generale dell'opera incisa e litografica. 1985 Viene organizzata una mostra itinerante de I promessi sposi in Canada, prima presentata all'Istituto Italiano di Cultura di Toronto, poi al Museo d'Arte Contemporanea di Montréal e alla Biblioteca Nazionale di Ottawa. Inoltre espone alla Galleria Juan Gris di Madrid. Viene inaugurato in piazza Tricolore un grande monumento alla Guardia di Finanza, mentre per il centenario della nascita di Matteotti viene allestita a Fratta Polesine un'ampia mostra dei disegni del carcere e dei quaderni politici. Due esemplari della scultura Cavallo impennato vengono acquistati e collocati nel giardino del Palazzo della Confcommercio di Milano e in piazza della Repubblica di San Marino. 1986 Mostra alla Galeria Pelaires di Palma di Maiorca. Viene nominato "Appuntato d'onore" della Guardia di Finanza, onorificenza attribuita in precedenza a Giacomo Puccini e Gabriele D'Annunzio. Presenta tre dipinti alla XI Quadriennale di Roma e alla mostra "Il luogo del lavoro" alla Triennale di Milano; espone dieci opere degli anni '30 alla mostra sul chiarismo ordinata al Palazzo Bagatti Valsecchi di Milano e alla Casa del Mantegna a Mantova. Dopo cinque anni di lavoro completa la serie di 113 tavole che illustrano La Divina Commedia di Dante; tre vengono acquistate dal Museo Puskin di Mosca. 1987 Viene nominato cittadino onorario di Palma di Maiorca. Allestisce una grande antologica con lavori dal 1927 al 1985 al Museo d'Arte Contemporanea di Monaco di Baviera; contemporaneamente, sempre a Monaco, tiene mostre nelle gallerie Ruf ed Eichinger. A Copenaghen espone 58 acquarelli della serie I promessi sposi. Nel decimo anniversario della strage di piazza della Loggia espone a Brescia, su invito del Comune e del Comitato Unitario Provinciale Antifascista, una selezione di opere d'impegno civile, dagli uomini rossi alle fucilazioni. Al Museo del Paesaggio di Pallanza e al Comune di Argenta viene allestita la mostra antologica "Sassu. Il paesaggio", mentre al Castello Gizzi di Torre dei Passeri viene inaugurata la mostra "Sassu e Dante" in cui sono esposte per la prima volta le tavole de La Divina Commedia. Festeggia i sessant'anni di lavoro con una grande antologica di 100 dipinti al Castello di Rivoli e dona alla Regione Piemonte 40 disegni eseguiti nel 1938 nel carcere di Fossano. 1988 Ordina una mostra antologica di 90 lavori di pittura e scultura nel prestigioso edificio gotico-catalano della Loggia di Palma di Maiorca. 1989 Si tengono una mostra antologica al Palau Robert di Barcellona, una personale alla Gallery Universe di Tokyo e una mostra a Ravenna presso la tomba di Dante. La scultura Cavallo impennato, donata alla città di Milano, viene collocata davanti alla Pinacoteca di Brera; intanto lavora a un'altra grande scultura in bronzo che viene collocata a Merano in occasione del 50° anniversario dell'Ippodromo Maya. 1990 In contemporanea con la pubblicazione del volume Sassu scultore e ceramista (opere 19391989), vengono allestite due sue mostre di sculture a Milano e a Roma. Gli viene conferito il premio "Lorenzo il Magnifico" nella Sala dei Cinquecento a Firenze. Lavora a quattro grandi vetrate per la sala consiliare del Comune di Giussano. 1992 In occasione dei suoi ottant'anni, è organizzata un'antologica itinerante, comprendente 80 dipinti, in America del Sud: al Museu de Arte di San Paolo del Brasile, al Museo d'Arte Moderna di Bogotà e al Centro de Arte y Comunicación di Buenos Aires. 1993 Dopo due anni di lavoro, completa un murale in ceramica, di circa 150 metri quadrati, intitolato I miti del Mediterraneo per la nuova sede del Parlamento Europeo a Bruxelles. 1994 Viene presentata la cartella Manuscriptum con incisioni eseguite da Sassu su committenza dell'Armand Hammer Foundation di Los Angeles, per la mostra itinerante "I ponti di Leonardo", che ha interessato le tre maggiori città della Svezia, dove vengono esposte per la prima volta opere grafiche di artisti contemporanei accanto a originali di Leonardo. Al Palazzo Foscolo di Oderzo si tiene una sua mostra antologica e alla Galleria Civica di Campione d'Italia la mostra "Sessant'anni di pittura". Espone quaranta acquarelli e libri illustrati al Premio Bancarella a Pontremoli. 1995 Lavora a due grandi sculture: Nouredduna e Il dio Pan, esposto a San Marino. Viene nominato dal Presidente della Repubblica Italiana "Cavaliere della Gran Croce". Si tiene la mostra "Il sogno della poesia" presso la stamperia di Arancio di Grottammare. La casa editrice Ilisso pubblica Aligi Sassu, un approfondito studio monografico sull'opera dell'artista. Esce il secondo volume del Catalogo ragionato dell'opera incisa e litografica, che comprende una ricca bibliografia nella quale sono incluse voci sui volumi illustrati con incisioni o litografie, le cartelle contenenti incisioni o litografie, gli scritti di Sassu e la rassegna degli articoli apparsi su riviste e quotidiani. 1996 1997 1998 1999 2001 |
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Ultimo aggiornamento martedì 11 maggio 2010 , ore 18.45